I Tarocchi "detti di Carlo VI" sono un prezioso gioco dipinto a mano della fine del XV secolo, destinato ad una corte principesca. Queste carte non sono state eseguite per il re Carlo VI come il nome indica. All'origine di questo errore c'è l'identificazione con un gioco menzionato negli archivi e realizzato per il re. Infatti inizialmente si è erroneamente ritenuto che questi Tarocchi fossero stati creati dal cabalista Jacquemin de Gringonneur in quanto si è rinvenuta, nei conti del tesoriere reale Charles Poupart , nell'anno 1392, la seguente menzione: "A Jacquemin de Gringonneur, pittore, per 3 giochi di carte in oro e diversi colori (...) per il suddetto signore (Carlo VI), 56 suoli parigini".
Le 17 carte conservate, vicine per lo stile e l'iconografia ai tarocchi italiani di Ferrara e Bologna, costituiscono una testimonianza dei lussuosi giochi destinati alle corti principesche dell'Italia del Nord nel XV secolo. Quindi oggigiorno i ricercatori daterebbero questi tarocchi piuttosto dell'epoca di Carlo VII (1403-1461), attribuendone una provenienza italiana intorno alla data ufficiale, in occidente (perché in oriente sono stati trovati reperti già a partire dal VI secolo) della scoperta dell'incisione tramite stampi in legno (1423).
Queste carte sono probabilmente quelle che appartenevano alla collezione de Gaignères, vice tutore dei nipoti di Luigi XIV, che, nel 1771, le lasciò in eredità al re insieme ad una collezione di stampe e disegni, e sono oggigiorno conservate presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.
Secondo la maggior parte degli studiosi, questi tarocchi appaiono come l'espressione della cultura umanista, ispirante numerosi giochi educativi, edificanti, talvolta iniziatici o esoterici. Secondo altri autori, inoltre, tali esemplari ci parlano di una fase di transizione nella quale si stava verificando la codifica del "Tarocco tipo", come quello dei Visconti-Sforza. Come se questi tarocchi rappresentassero un modello in via di perfezionamento che nel corso dei secoli successivi darà origine ai tarocchi più moderni e più pregni di sapere iniziatico.
Non siamo dello stesso avviso. Secondo le teorie di Philippe Camoin, come già detto altrove, la storia dei tarocchi dovrebbe leggersi in un altro modo: anticamente vi era un gioco di Tarocchi già completo sin dalla sua creazione, che disperdendosi nel corso dei secoli, ha dato origine a diverse correnti di rappresentazione iconografica. I Tarocchi detti di Carlo VI, dunque, come quelli dei Visconti, conservano vestigia di una tradizione molto più antica che è possibile percepire confrontando i parallelismi e le similarità tra i vari mazzi anche di epoche diverse, come se questi soggiacessero ad una sorta di filo conduttore che si manifesta nelle analogie dei simboli o dei significati (quest'ultimi spesso tramandati oralmente) presenti in giochi distanti nel tempo e nello spazio.
Le 17 carte a noi pervenute, 16 Arcani Maggiori e 1 Arcano Minore, il Fante di Spade, sono state create con tempera ad uovo, su un disegno preparatorio con inchiostro nero di tipo seppia, su un supporto di carta a più strati, con retro bianco uniforme. Sono prive di iscrizioni, lettere e numeri che possano consentire ulteriori precisazioni. La loro dimensione è di 180-185 x 90-95 mm. Eccone le immagini qui di seguito:






