
Il Museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all'arte e alla cultura dell'Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, il primo dei quali fu il decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse Champollion: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino».Il Museo Egizio è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i reperti acquisiti a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. Il criterio dell'epoca prevedeva che gli oggetti rinvenuti durante gli scavi fossero ripartiti fra l'Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio oggi in vigore prevede che i reperti archeologici rimangano in Egitto.
Il primo oggetto giunto a Torino è la Mensa Isiaca, una tavola d'altare in stile egizittizzante, realizzata probabilmente a Roma nel I secolo d.C. per un tempio di Iside e acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia nel 1630. Attualmente, nelle sale del Museo delle Antichità Egizie sono oggi esposti circa 6.500 oggetti. Altri 26.000 reperti sono depositati nei magazzini, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico e sono oggetto di studi i cui esiti sono regolarmente pubblicati.
Ma, dunque, qual è la relazione tra i Tarocchi e l'Egitto? Già in passato diversi studiosi della materia avevano ipotizzato un legame tra i Tarocchi e l'Egitto. Tuttavia, nessuno era riuscito a dimostrarlo in maniera irrefutabile. Philippe Camoin, sin dal 1998, è stato in grado di darne una dimostrazione scientifica. Non è qui nostra intenzione entrare nel dettaglio delle varie dimostrazioni, che è possibile seguire grazie agli insegnamenti in seno alla sua Scuola di Tarocchi, o ritrovare nei suoi libri, di prossima pubblicazione. Tuttavia, per una migliore comprensione dell'argomento, riportiamo qui un breve esempio, quello del Matto.
Questa carta è senza numero, laddove gli altri arcani maggiori sono numerati da 1 a 21. Si tratterebbe quindi di una carta che va considerata a parte. Rappresenta un pellegrino, o una guida, che si sposta e ci accompagna sul cammino composto da altre 21 carte. Infatti, il metodo creato da Philippe Camoin, presenta i 21 arcani maggiori posti in tre file di 7, che formano così un sentiero sul quale il Matto si muove in avanti. Più precisamente, appunto, questa visione concorda con il mito di Anubis, Dio egizio che accompagna l'anima degli uomini nel suo viaggio verso il Giudizio. Questo è proprio il nome della penultima tappa (l'Arcano XX) sul cammino del Matto. Un'altra serie di punti in comune si aggiunge a questa sorprendente similitudine. Anubis generalmente viene rappresentato come un uomo a testa di cane, che tiene nella mano destra un grande bastone ed uno piccolo e curvo in quella sinistra. Di solito ci appare di profilo in un movimento di cammino in avanti. Ora, sulla carta del Matto appare un uomo di profilo che cammina in avanti, con gli stessi attributi e accompagnato... da un cane!






