I Tarocchi e Court de Gebelin
"Se dicessi che al giorno d'oggi qualcuno ha ritrovato il leggendario Libro di Toth, un'opera degli antichi egizi contenente una straordinaria dottrina magica, sono certo che molti sarebbero stupiti. E la sorpresa aumenterebbe se dicessi che quest'opera passa per le mani di tutti come fosse un mazzo di strane carte da gioco. Molti crederanno che sto scherzando, oppure che sono un ciarlatano in cerca di notorietà. E tuttavia quanto sostengo è assolutamente vero. Il Libro di Toth e le carte dei Tarocchi sono una cosa sola."
Cominciava più o meno così un articolo scritto nel 1781 dal pastore Antoine Court de Gebelin sulle pagine dell'enciclopedia "Le Monde Primitif". L'articolo proseguiva con la descrizione delle "arcane figure" e del loro presunto rapporto con la religione egizia.
Pastore della Chiesa Riformata Gallicana, nato a Nîmes nel 1725 e morto a Parigi nel 1784, studioso di antiche religioni e mitologie principalmente sotto il profilo semantico, tentò di decifrare la scrittura geroglifica che riflettesse nei simboli le verità rivelate, allo scopo di pervenire alla comprensione unitaria delle religioni.
Alla fine del Settecento la Francia era attraversata da un'autentica "moda egizianista" perciò quelle rivelazioni suscitarono uno scalpore enorme, tanto più che Court de Gebelin era un intellettuale famoso. Si pensi che fu Censore Reale sotto Luigi XV e che diresse per dieci anni una loggia massonica alla quale appartenevano gli enciclopedisti Diderot e D'Alembert, gli scienziati Franklin e Lalande, i teorici della rivoluzione Danton e Desmoulins e altri famosi intellettuali.
Secondo de Gebelin, dunque, i 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi non sarebbero altro che i simboli raffigurati sulle pareti dello scomparso e distrutto tempio di Toth, all'interno del quale era celato e svelato al contempo tutto lo scibile umano e la sua relazione con la divinità.
Court de Gebelin non prese come riferimento i Tarocchi più antichi anche allora conosciuti, cioè quelli viscontei dipinti nel Quattrocento, ma i Tarocchi di Marsiglia. Se c'è dunque un merito da riconoscere a questo intellettuale e massone francese, è proprio quello di aver contribuito in maniera decisiva al risveglio dell'interesse nei confronti dei Tarocchi di Marsiglia, per quanto la maggior parte delle sue indicazioni fossero in verità imprecise e fantasiose.



